Viaggiatore e antropologo

Nati prima dello scoppio della Seconda Guerra quando il giovane Bernardino del Boca segue alcuni corsi presso l’università di Ginevra, assieme al futuro Scià di Persia e ad altre future personalità mondiali, l’interesse verso l’antropologia e la paleontologia umana non lo avrebbero più abbandonato, contribuendo in modo ineluttabile a forgiare due capisaldi del suo futuro pensiero, quello di “intuizione” e quello di “ginnastica mentale”.

Per sua stessa, successiva ammissione, nonostante fosse allora una disciplina relativamente giovane, l’antropologia sin dal primo impatto avrebbe rappresentato per Bernardino del Boca il mezzo ideale per interessare e stimolare giovani e meno giovani allo studio dell’essere umano in senso globale. Secondo del Boca fra i molti settori disciplinari che s’interessano dell’essere umano (medicina, filosofia, sociologia, psicologia, ecc.), l’antropologia sarebbe infatti stata l’unica scienza che, allo scopo di ricostruirne l’evoluzione fisica e le strutture sociali e culturali, avrebbe potuto studiare l’essere umano nella sua interezza, ovvero sia da un punto di vista culturale che biologico.

Al ritorno dall’Oriente, agli esordi come insegnante a Milano, l’antropologia sarebbe così divenuta lo strumento ideale per sviluppare al meglio le potenzialità mentali e morali dei suoi alunni a cui, attraverso esercizi astrattivi e deduttivi avrebbe sempre cercato di trasmettere rispetto per l’ambiente, per le differenze umane oltre che una visione d’insieme aperta e tollerante.

Anche le interessanti indagini antropometriche sugli adolescenti milanesi intraprese negli anni ‘60 presso l’Istituto De Amicis di Milano, in cui in sintonia con la ricerca del tempo, del Boca avrebbe sposato aspetti costituzionali a temperamento e personalità, sono una testimonianza di questa volontà di valorizzare il potenziale formativo dell’antropologia. Il prof. Tumminelli, pedagogo ed all’epoca preside dell’Istituto gliele avrebbe infatti commissionate al fine d’educare meglio i propri alunni.

Lo stesso principio formativo sarebbe valso per la Storia dell’Antropologia (Ed. Vallardi, 1961) (prima pubblicazione per l’epoca), in cui sin dalle prime pagine s’evince la volontà dell’autore di usare la conoscenza per un nobile fine, quello di migliorare l’essere umano. Così si legge infatti nella premessa: “Siamo giunti ad una svolta decisiva nella vita dell’uomo su questa terra, e questa Storia dell’antropologia porterà certo il lettore a comprendere che ciò di cui l’uomo d’oggi ha più bisogno è di imparare a distinguere tra la giustizia e l’ingiustizia, tra la verità e la menzogna, tra la libertà e la schiavitù, tra il costruttivo ed il distruttivo”.

In un certo senso Bernardino del Boca sarebbe sempre stato uno spiritualista prestato all’antropologia. L’aspetto esoterico, la conquista del “continuo infinito presente”, avrebbero infatti sempre avuto il sopravvento sulla conoscenza e sulla scienza. Ciò non può essere dimenticato allorché si voglia comprendere il suo lavoro antropologico, dove non diversamente da altri campi si sarebbe cimentato con talento e curiosità.

La sua visione neoplatonica, panteistica ed animista del mondo sommata ad un vorace interesse per le conoscenze scientifiche lo avrebbero portato a produrre numerose opere. Tra le maggiori oltre la già citata Storia dell’Antropologia, l’Enciclopedia del Mondo Imagomundi (Milano 1959), i due volumi dedicati all’antropologia dell’Enciclopedia il Museo dell’Uomo (Milano, 1964); La dimensione Umana (Ed. Età dell’Acquario, 1971) e La dimensione della conoscenza (Ed. Età dell’Acquario, 1981). Tra i numerosi lavori minori non possono essere dimenticati gli articoli divulgativi su riviste come In tema di … (Ed. Maestretti) e Atlante (Ed. de Agostini) oltre che contributi alla stesura di report ministeriali come quello pubblicato nel dicembre del 1959 dall’Istituto italiano per l’Africa, dal titolo Missione in Africa occidentale.


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